"Se quando si apre il sipario c'e' un fucile da caccia
appeso al muro, entro la fine della commedia quel fucile
dovra' sparare".
(Giulio Mozzi, "Non un corso di scrittura e narrazione")
"Bene, posso dirti che odio poche cose nella vita:
I mandarini
le serate danzanti
gli uomini che parlano troppo
ed un altro centinaio di cosette di cui non mi va
di parlare adesso".
(Giuseppe Marcotullio, "Hank", da "Il ramo spezzato"; dei
mandarini sapevo...)
"Ã sempre stato difficile prevedere l'avvenire:
tuttavia gli eventi successivi agli anni Sessanta del
Novecento presentano un aspetto più refrattario alle
interpretazioni che si valgono delle categorie storiche e
ideologiche moderne.
Questi eventi appaiono più come miracoli che come
compimenti di processi di cui si conosce lo svolgimento o
realizzazioni di utopie; più come traumi che come
tragedie o catastrofi di cui sia possibile elaborare il
lutto".
(Mario Perniola, "Miracoli e traumi della comunicazione")
"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abbiamo tutti i giorni, che formiano stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce fatale a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".
(Italo Calvino, "Le città invisibili": grazie a Eliana!)
"...perché il passato del viaggiatore cambia a seconda
dell'itinerario compiuto, non diciamo il passato prossimo
cui ogni giorno che passa aggiunge un giorno, ma il passato
più remoto. Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore
ritrova un suo passato che non sapeva più d'avere:
l'estraneità di ciò che non sei più o non possiedi
più t'aspetta al varco nei luoghi estranei e non
posseduti".
(Italo Calvino, "Le città invisibili")