19 gradi di separazione | [appunti & ipertesti]

19 gradi di separazione

Date 25 agosto 2009 alle 14:36 edit | Scrivi una risposta o un commento!

Di ritorno dalle vacanze, sto leggendo un libro non recentissimo che avevo colpevolmente trascurato fino ad oggi: “Link” di Albert-László Barabási, (ungherese, docente al Dipartimento di Fisica dell’università di Notre Dame, dalle parti di Chicago) è un saggio molto illuminante sulla scienza delle reti (l’edizione Einaudi è del 2004).
Vi trovo una notizia che mi colpisce: due pagine web distano fra di loro diciannove link.
Le probabilità che la maggior parte di voi reagirà a questa informazione con le più diverse e colorite gradazioni del chissenenfrega non sono irrisorie... (continua a leggere)

Category Pubblicato da massimo giuliani in Libri. Si parla di ,

Il soccorritore

"Il soccorritore vide il vecchio superata l’ultima curva di Viale Duca degli Abruzzi, prima del ponte. Subito affrettò il passo, d’intesa col cuore che accelerava. Ogni volta che s’imbatteva in un sopravvissuto l’invadeva una gioia speciale, ogni volta daccapo, benché ne avessero trovati tanti. Non riusciva ad abituarsi a questa gioia così speciale. Il soccorritore non si riteneva affatto un uomo particolarmente buono o particolarmente generoso. Era il lavoro che faceva a renderlo sensibile alle gioie speciali. Anche se, forse, sarebbe stato disposto ad ammettere che nessuno fa un certo tipo di lavoro per caso."
(Enrico Maciocci, "I racconti del terremoto")

Gerontonarrativa

"...il romanzo, più di altre discipline, è un
genere sporco, legato al disfacimento dell'esistenza. Un
poeta, un rockettaro, un matematico sono più creativi a
vent'anni; un narratore per diventare grande deve avviarsi
ai sessant'anni; deve aver perso i genitori, e vissuto una
vita per cui ogni qualvolta si gira in dietro scorge
desolazione e macerie".
(Alessandro Piperno, intervistato da "Repubblica" di oggi)

Il '68, il muro di Berlino e le Torri Gemelle

"È sempre stato difficile prevedere l'avvenire:
tuttavia gli eventi successivi agli anni Sessanta del
Novecento presentano un aspetto più refrattario alle
interpretazioni che si valgono delle categorie storiche e
ideologiche moderne.
Questi eventi appaiono più come miracoli che come
compimenti di processi di cui si conosce lo svolgimento o
realizzazioni di utopie; più come traumi che come
tragedie o catastrofi di cui sia possibile elaborare il
lutto".
(Mario Perniola, "Miracoli e traumi della comunicazione")

Fantasia o immaginazione?

"L'invenzione adopera, senz'altro, la fantasia; ma non si
riduce alla fantasia. Dicevo: accettare di considerare la
fantasia come il nostro peggior nemico. Era una frase
esagerata; l'ho detta così, per fare impressione; ma in
fondo è quello che penso. Perché la fantasia è
invadente, pretende di comandare lei, s'intrufola
dappertutto, anche quando non la si vuole: e fa fare errori.
Piuttosto che di fantasia, quindi, l'invenzione si nutre di
immaginazione."
(Giulio Mozzi, "Non un corso di scrittura e narrazione")

L'inferno

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abbiamo tutti i giorni, che formiano stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce fatale a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".
(Italo Calvino, "Le città invisibili": grazie a Eliana!)

Come cambia il passato

"...perché il passato del viaggiatore cambia a seconda
dell'itinerario compiuto, non diciamo il passato prossimo
cui ogni giorno che passa aggiunge un giorno, ma il passato
più remoto. Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore
ritrova un suo passato che non sapeva più d'avere:
l'estraneità di ciò che non sei più o non possiedi
più t'aspetta al varco nei luoghi estranei e non
posseduti".
(Italo Calvino, "Le città invisibili")